Scopriamo insieme la città di Pesaro attraverso le opere di grandi scultori contemporanei che caratterizzano il paesaggio urbano. Un walkscape da fare a piedi o su due ruote.

Nel corso degli anni ’70 una felice congiuntura di scelte dell’amministrazione comunale e dell’ attività privata della gallerista Franca Mancini hanno portato l’arte contemporanea nelle strade e nelle piazze di Pesaro  e la presenza di opere ed artisti di fama internazionale nella città.

Come in altri  luoghi d’Italia poi diventati importanti scenari artistici della scultura urbana, anche a Pesaro l’arte è stato uno strumento  di lettura della città, di dibattito e di confronto, aperto a tutti. Perché? Perché sono state scelte modalità di intervento e artisti che hanno permesso questo processo.

La scelta avviene infatti consapevolmente tra artisti che avevano scelto un linguaggio non figurativo, materico, non narrativo: una scelta non azzardata, rivoluzionaria, provocatoria, come qualcuno dice, ma semplicemente la volontà di prendere in considerazione quel linguaggio che si era già consolidato  dopo la seconda guerra mondiale e che ormai si era affermato in tutto il mondo. Gli scultori del dopoguerra avevano  scelto di esprimersi attraverso materiali inusuali, utilizzati in modo espressivo e mai troppo simbolico. Il ferro, la plastica, il legno, qualunque materiale venisse utilizzato non erano solo degli  strumenti per esprimere una emozione o una idea, ma essi stessi incarnavano quella emozione o quella idea. E ovviamente non essendo più descritte o raccontate, le idee o le emozioni diventavano uniche in ogni soggetto che le percepiva, in ogni individuo che le pensava. 

Possiamo tutti interpretare una forma non figurativa o un materiale come espressivi di un sentimento di dolore o di gioia, ma per ognuno quel dolore o quella gioia hanno un significato diverso. Il linguaggio artistico non descrive più, non reinventa ciò che vediamo intorno a noi, ma apre nello spettatore un varco che lo mette in comunicazione con il mondo dell’artista e fa sì che l’opera sia frutto delle scelte dell’artista ma anche della partecipazione attiva di chi la guarda, senza il quale sarebbe solo un ammasso di materiali senza senso. 

Da qui la scelta di operare attraverso la collocazione di sculture urbane che avveniva accompagnando  il posizionamento di ogni opera  con dibattiti pubblici, scontri e scambi tra artisti e cittadini. Questo ha allontanato il pericolo di pensare a Pesaro come ad un palcoscenico asettico del mercato dell’arte, dove venivano portate opere come si fa con le mostre preconfezionate e itineranti, ed ha piuttosto operato nella città una importante opera di educazione diffusa e di crescita per tutti, anche passando per lo scontro, il rifiuto, la polemica.  Le sculture collocate in piazza del Popolo e lungo le vie del centro negli anni sono poi state rimosse, ma era stata aperta una strada, direi quasi una necessità, verso l’arte contemporanea, che ha poi sempre fatto parte di Pesaro. Oggi ne abbiamo di nuove.

A volte accade oggi che queste sculture vengano spostate, dimenticate, deturpate o esaltate ad un ruolo estetico che avevano solo in parte. E’ importante ricordare quale contributo abbiano dato alla creazione di un panorama culturale attivo anche fuori dai confini cittadini e quanto ancora possono costituire un valore enorme per la città, come un piccolo museo a cielo aperto.


Concept: Antonella Micaletti, Roberto Vecchiarelli
Fotografie: si ringraziano Archivio Stroppa Nobili, Roberto Vecchiarelli
Trasposizione digitale: Settimio Perlini