Nella zona industriale di Morciola, ma immerso nella verde pianura dell’Apsa, c’è il mulino Ruggeri d’inizio ‘900, detto anche mulino dell’Apsa o mulino Mengarello (dal cognome di uno dei mugnai). Si trova sulla riva sinistra del torrente e tuttora conserva al suo interno le grotte e gli apparati molitori. 

Il mulino ha rappresentato per molto tempo una piccola comunità che si identificava intorno al luogo, quasi un piccolo quartiere, che permane nel ricordo di pochi abitanti. Rolando Ugolini, una delle ultime voci rimaste a raccontare i tempi passati sottolinea questa scena corale nel suo semplice componimento (in fondo al testo).

Il mulino, sviluppato su tre piani, è stato dismesso intorno al 1956. Aveva accanto un frantoio di grandi dimensioni e l’abitazione del mezzadro.  L’edificio usato un tempo come mulino per cereali è una grande costruzione a base quadrata e sviluppata su tre piani, allineata al senso del bottaccio. Gli apparati molitori erano allestiti al piano terra, mentre ai piani superiori erano  gli organi di movimento del macinato. Affiancato al primo opificio era un altro grande edificio adibito a frantoio dove al piano terra operavano le mole e i torchi per produrre l’olio, mentre al piano superiore c'era un grande magazzino per stoccare le olive.


 Un terzo edificio, disposto ortogonalmente rispetto al frantoio, serviva invece come residenza della famiglia del mezzadro. Le strutture murarie degli edifici sono fabbricate con laterizi in parte intonacati e in parte montari a vista. Il tetto del mulino è piano con copertura bituminosa mentre i tetti dei due edifici affiancati sono costruiti a falde simmetriche con travi di legno, pianelle e coppi. Il percorso della gora è tuttora visibile, come lo è anche l’ingombro del bottaccio, il bacino di accumulo, che poi è stato trasformato in giardino, circondato da querce secolari.  La gora è un canale artificiale, spesso in muratura o scavato nel terreno, che devia una parte del flusso d'acqua da un corso d'acqua naturale che porta  l'acqua in prossimità del mulino e, dopo il suo passaggio e l'azionamento delle pale, la restituisce solitamente al alveo principale.  Il bottaccio invece è uno specchio d'acqua o un piccolo bacino artificiale di accumulo  che garantisce una riserva d'acqua costante per far funzionare il mulino anche nei periodi di magra o siccità del torrente.Permette ai detriti e alla sabbia trasportati dalla corrente di depositarsi sul fondo del bacino, evitando così di danneggiare le pale e i meccanismi della ruota idraulica.


Sul nome del mulino spesso oggi si sorvola, ma quella fu la casa natale di Oreste Ruggeri, il famoso industriale farmaceutico stabilitosi a Pesaro dopo il successo dei suoi prodotti farmaceutici, specialmente i "glomeruli" a base di solfato di ferro contro l'anemia, di cui resta ancora la grande insegna a Pesaro. Ruggeri fu un grande appassionato d'arte e  contribuì a diffondere nella città di Pesaro lo stile Liberty che valorizzò in diversi settori delle arti applicate: i ferri battuti, l'ebanisteria, la decorazione d'ambiente, soprattutto nel famoso Villino Ruggeri vicino alla Sfera Grande di Pomodoro, datato 1907. La sua intelligenza acuta e piena di desiderio di sperimentazione lo aveva portato a meccanizzare l'impianto del suo mulino facendo realizzare dalla ditta Pieralisi di Jesi una dinamo da collegare agli alberi della molitura. 

Nelle foto dell'archivio Stroppa Nobili si vede la targa realizata in suo onore "Nel cinquacentesimo compleanno, a cinque mesi  della morte".

Oggi è proprietà della famiglia Donati.


Il mulino

Dei tanti ricordi da piccolino

fra quelli più belli conservo il mulino.

Son tempi lontani per certi un po' strani

ma forse capiti un po' più dagli anziani.

Quei primi approcci, uscendo di casa

insieme al babbo, col birroccio per strada.

Trainato dai buoi con lenta andatura

pochi incidenti e tanta natura!

Poi arrivati scambiando il "Buon giorno"

sí contavano i birrocci che c'erano intorno

Cosí la domanda leale e serena

chiedendo al mugnaio se la pozza era piena

e con tanta energia non solo favella

i sacchi in spalla e portarli in matrella.

Se andiamo a un confronto sembrano scene

ma molto contatto vivendo più insieme.

Tutto era semplice e assai genuino

son questi i ricordi che ci lascia il mulino!

Rolando Ugolini